L’ Isola di Marèttimo si trova al centro del Mediterraneo a 37°57’49” (37.96349) latitudine Nord e 12°04’33” (12.07577) longitudine Est.

È la più lontana dell’arcipelago delle Egadi, in provincia di Trapani, proprio alle porte del Canale di Sicilia, e “primus mons Siciliae” secondo il cronista del XIII secolo Bartolomeo da Neocastro.
Ha una superficie di 12,3 km2 e un perimetro costiero di circa 19 km che disegna una forma romboidale. È larga poco più di 2,5 km da Punta San Simone a Punta Libeccio e lunga circa 7,5 km da Punta Mugnone a Punta Basano, orientata lungo una direttrice nord-ovest/sud-est.
Dalla costa trapanese dista 20 miglia nautiche (circa 37 km), da Favignana 13,5 (circa 25 km) e da Capo Bon in Tunisia 70 (circa 130 km).

Marèttimo è l’isola più alta e ricca di vegetazione dell’arcipelago delle Egadi, che comprende Favignana (la più estesa e sede del Comune), Lèvanzo (forse la prima a essere stata abitata dall’uomo), la piccolissima Formica (sede di un’antica tonnara dove oggi opera una comunità di recupero) e l’isolotto disabitato di Maraone.
Si separò dalla terraferma prima rispetto alle altre isole della Sicilia, circa 600.000 anni fa, e questa lunghissima insularità (la batimetria, cioè la profondità marina fra Marèttimo, Favignana e Lèvanzo, varia fra i 200 e i 400 metri) determinò caratteristiche di straordinaria importanza: una flora e una fauna che hanno mantenuto nel tempo particolarità uniche con la conservazione di preziosi endemismi, vale a dire specie animali e vegetali esclusive di quest’isola. Se a ciò si aggiunge una ricchezza di sorgenti d’acqua – dovuta al carattere carsico delle rocce che permettono di raccogliere il prezioso liquido nel sottosuolo per poi farlo riemergere in fonti risorgive – e la presenza dell’uomo solo di recente – non da epoche antiche come nelle altre isole dell’arcipelago – si può capire come tutto ciò abbia contribuito a mantenere fino ai giorni nostri un patrimonio naturalistico unico.

La sua conformazione geologica si compone di rocce calcaree di tipo carsico che costituiscono la parte centrale dell’isola, rocce che si sono depositate su uno zoccolo dolomitico di base formatosi nel Triassico (circa 200 milioni di anni fa).

L’isola presenta un territorio fondamentalmente montuoso, con altezza massima a Pizzo Falcone (686 m). Da nord a sud si rilevano le vette di Capo Bianco (470 m), Pizzo Fràule (538 m) e, più a est, Pizzo Marunnuzza (391 m). Seguono quindi il già cita Pizzo Falcone, Pizzo Craparo (626 m) e Pizzo Campana (629 m). Ancora più a sud Purteddra Anzine (493 m) e Pizzo Michelino (490 m), Pizzo Telegrafo (495 m) sormontato dal Semaforo e Pizzo Lisciànnaro (480 m). Poi si scende verso i 333 metri di Pizzo Spirone e i 183 metri di Punta Basano; mentre sul versante ovest, sopra Punta Libeccio, si erge il rilievo di Pizzo Scaturro (404 m).

L’isola è costituita prevalentemente da dolòmia bianca o grigia e calcari detritici del Triassico superiore, con caratteristici strapiombi sul mare nelle parti che si affacciano a occidente, chiamati dai locali barranchi. Grazie al loro colore rossastro, specialmente al tramonto, è stato facile appellare i barranchi le “Dolomiti sul Mare”. In pratica Marèttimo, secondo diversi geologi, rappresenta il punto di contatto tra il più occidentale lembo emerso della catena montuosa siciliana, prolungamento degli Appennini, e il settore tunisino della catena del Maghreb.
Altra caratteristica che rende Marèttimo unica è la quantità di grotte, principalmente marine. Non mancano però grotte terrestri di un certo interesse. L’unica parte pianeggiante dell’isola ha consentito l’insediamento dell’attuale centro abitato, risalente alla fine del Settecento

L’origine del nome:
Polibio la chiama in greco Hierà Nèsos, l’Isola Sacra. Nell’Itinerario Antonini del III secolo d.C. l’isola figura con il nome di Marìtima, trasformato in Malitimah dagli arabi, Gazìrat Malìtimah per Idrisi, geografo di Re Ruggero; e poi anche Marittima, Maritimo, Marittimo, Maretimo, Marètamo = dialettale attuale. Ma anche anagramma di “Morti Mia” per Guglielmo Pepe prigioniero al Castello di Punta Troia e “Metti Amor” per Rino Maiorana.